Intervista al neo Maestro Internazionale Folco Castaldo

14 Ott , 2010 - SSE,Tesserati

L’eporediese Folco Castaldo racconta se stesso (La Sentinella del Canavese — 11 ottobre 2010).
Lucio Ragonese, direttore della rivista “Scacchi” ha recentemente pubblicato un’intervista al neo Maestro Internazionale Folco Castaldo della Società Scacchistica Eporediese, uno dei pochi in Italia. Ecco alcuni stralci di questo incontro. Come hai iniziato a giocare a scacchi? Mio padre mi insegnò i primissimi rudimenti, che poi approfondii a scuola, a partire dalla prima elementare. Allora il mio insegnante era Mario Tradardi. Cosa ti piace degli scacchi? Tanti sono gli aspetti interessanti, ma direi che la possibilità di dire la propria in ogni situazione e con chiunque (intendo alla scacchiera!) li rende molto democratici e, pertanto, molto apprezzabili. Basta l’allenamento o pensi che sia importante la predisposizione. Il talento e la predisposizione aiutano, ma senza allenamento e applicazione è difficile raggiungere alti livelli: si conta qualche caso sulle dita di una mano. Come in tutte le cose, per avere risultati bisogna lavorare sodo. Cosa provi dopo una sconfitta? La sconfitta lascia sempre l’amaro in bocca, eppure è ineluttabile: solo chi non gioca non perde mai! Perdere però aiuta a migliorare, a crescere e può dare lo sprone per la rivincita. L’importante è scovare l’errore e…riprogrammare il file! Sei ad un passo dalla meta, come ti senti? Il traguardo mette un po’ di agitazione, forse perché si ha troppa fretta di superarlo; cerco sempre di affrontare le sfide con la maggior tranquillità d’animo possibile e con i giusti tempi. Occorre essere concentrati, ma rilassati; ho scoperto che una pennichella prima della partita può aiutare parecchio! Devi affrontare la tua ‘bestia nera’ Devo ammettere che attualmente non ho una bestia nera in particolare: le ho avute e lo sono (stato) per qualcuno. E’ un problema psicologico di non facile soluzione. Direi che bisogna guardare al lungo periodo: primo non perdere, e poi piano, piano acquistare fiducia e sconfiggerla! Nella singola partita cerco di concentrarmi sulla posizione lasciando perdere l’avversario. Cosa hai provato al raggiungimento del titolo? Diventare MI è stata una grande gioia e soddisfazione per me e per chi ha sempre creduto in me: mi ripaga di tanti sforzi fatti e di tante delusioni patite. Chi vuoi ringraziare? Dovrei fare un elenco interminabile, perciò, scusandomi con chi non citerò (che pure ringrazio!), voglio ricordare chi con più assiduità mi ha seguito nel percorso di crescita scacchistica: su tutti i miei genitori, Mario Tradardi e Alessandro Caresana sono stati i miei primi insegnanti.

Chi vuoi ringraziare? Dovrei fare un elenco interminabile, perciò, scusandomi con chi non citerò (che pure ringrazio!),voglio ricordare chi con più assiduità mi ha seguito nel percorso di crescita scacchistica dall’infanzia all’adolescenza: i miei genitori, che mi hanno sempre appoggiato sia moralmente che materialmente; Mario Tradardi e Alessandro Caresana, che sono stati i miei primi insegnanti e mi hanno scarrozzato in giro per tornei per mezzo mondo; il maestro internazionale bosniaco Sahbaz Nurkic, che mi ha portato da 2N a Maestro; infine il M.I. Giulio Borgo che ha molto ben curato la mia maturità scacchistica.


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